Dada, un vezzeggiativo, quasi tendente al minimalismo. Ma non l’è!
Nei meandri della involuzione, l’impegno di un gruppetto di persone, che procedettero dalla Svizzera per affermarsi in Germania, donde però da nessuna delle due nazioni vi è origine dell’insignificante sostantivo dada. Il ribellismo verso i modus operandi, pensandi, vivendi, i modus insomma tutti, si ripetono non ciclicamente, ma costantemente. È l’intelletto più puro e l’anima più sensibile che onora la forza, – più nelle immagini e nella costruzione letteraria, sotto forma di poesia – del rovesciamento. Puntare con rigore e imperativo kantiano, alla distruzione di valori, regole e logiche che vogliano imporre, e impongono continuamente, l’adattamento ai luoghi, per non smarrirsi, frattanto un dadaista, inside, lo annuncia e di riflesso in risposta riceve battutacce, ottime per flauto-lenze (ecco non si pensi a refusi: flatulenza è un gas prodotto da masticazione di legumi, flauto uno strumento che va ad esaltare l’imposizione fallica, lenza è un pilone con una corda per tirar su dei pesci) di sterili borghesi di scena, che però a sperperare denari da psicologi e consulenti vari che bastino un attimo a rivoltargli la vita, annuendo ad ogni ingorda e pessima volontà di risveglio, non perdono tempo. Eppure contestano le leggi: le sigarette rollate non perché vi sia meno nicotina, bensì perché fa tendenza, la critica accusatoria al sovvertitore degli schemi e poi lì a imputridire di lagrime inutili anche per ergere uno stagno. Dada, vezzeggiativo per consolare l’ipocrita sconnesso mentale. Il povero di speculazione, il nullessente anti heideggeriano, che senza il suo libro dettato dal dadaista di convenienza, non saprebbe dove andare, se non incapsularsi dentro un aereo e sparire alla vista e alle orecchie di chi se li gioca in-dadaismo velato alle spalle.
SALVATORE MASSIMO FAZIO